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1.3.13

Il gender per Judith Butler: un avvicinamento al genere performativo

Leggendo nel nostro seminario il saggio "Atti performativi e costituzione di genere" di Judith Butler mi è venuto in mente di riassumere le principali caratteristiche che la teorica queerfemminista attribuisce al genere. E' vero che questo saggio precede il celeberrimo Gender Trouble del 1990, ma è pur sempre un testo utile nell'indirizzarci a interpretare la "performatività" del genere, o gender.

In ordine di apparizione:

* Il genere non è una identità stabile, ma è istituito attraverso la ripetizione e stilizzazione del corpo
* Il genere è una temporalità sociale: è istituito nel tempo e il suo effetto di durata, continua e sostanziale, è più un'illusione sociale che una realtà naturale o autonoma. Da notare che la ripetizione è connotata qui come una "discontinuità", vale a dire sono necessari molteplici e continui atti e non ne basta uno solo originario (del tipo: una creazione divina, una volta per tutte). Posso aggiungere che detto così assomiglia molto a un lavoro, anzi a una fatica di Sisifo?
* Il genere è performativo, nel senso che si realizza o attualizza nell'atto stesso, o meglio nella sua ripetuta attualizzazione. Di qui viene certamente l'analogia con la performance teatrale che permea questo saggio.
* Se il genere è istituito attraverso la ripetizione e come ripetizione, beh, la differenza vi è connaturata. Non c'è ripetizione uguale a ogni altra e in ogni caso la discontinuità che alla base della ripetizione (sono atti plurali, non un unico atto senza soluzione di continuità) apre il varco a una variazione, se non al fallimento. Butler ama parlare in questo caso di sovversione, perlomeno virtuale aggiungerei io.
* Il genere potrebbe apparire indebolito dalle formulazioni precedenti, ma non è affatto detto! Perché la ripetizione lo rende un atto sociale che ogni individuo deve ripetere sul proprio corpo, e la ripetizione crea inoltre un effetto di credenza, vale a dire lo fa apparire come reificato (lo solidifica, in altre parole) e lo naturalizza. E' da qui che si produce una "identità di genere".
* Ma in pratica chi ci costringe a ripetere il genere? Butler comincia innanzi tutto a dire che l'istituzione della ripetizione obbligatoria grava con "sanzioni sociali e tabù". Ci sono dunque punizioni per chi viola questa "legge" e rifiuta di partecipare alla ripetizione / alla performance di genere.

Finita questa introduzione, inizia un paragrafo sulla nozione di corpo, anzi di incorporazione. il corpo come campo di battaglia non solo fisico o materiale, ma anche stilistico e discorsivo collega l'argomento di Butler alla tradizione femminista di partire dal corpo, o di riappropriarsi del corpo. Ma qui il corpo e che cosa sia diventa più complicato.

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