Pagine

1.3.13



Un documentario spiazzante, forse perché si astiene dal ricostruire una immagine unitaria dell'omosessualità o dell'omosessuale. La strategia mi sembra essere quella di accogliere tutto il materiale contraddittorio che si addensa intorno a questa categoria - e a questi "soggetti" -, di volta in volta condizione, orientamento, identità naturale, desiderio, patologia, peccato, condizionamento, effetto o causa. Gli intervistati e le intervistate (sia gay che etero) contribuiscono tutt* a rendere multiforme e inafferrabile tale categoria. Canecapovolto ci mette del suo con alcune domande volutamente inaspettate (tipo "è più grave avere una figlia lesbica o un figlio gay?"), e, soprattutto, con un montaggio alternato di spezzoni filmici o documentaristici che rendono di volta in volta allucinatorio, paranoico, voyeuristico lo scenario all'interno del quale si cerca di identificare chi sia e come sia riconoscibile l'omosessuale. Si tratta di un'operazione non scontata e non immediatamente spendibile per il movimento GLBT, forse, ma proprio per questo necessaria per raccogliere un campionario di luoghi comuni, sia positivi che negativi. La cosa interessante è che un film come questo mostra l'omosessualità come produzione collettiva di gay, lesbiche, etero, tutte e tutti intenti a decifrare e rendere ora più pericolosa ora più rassicurante una categoria che sembra mettere in crisi la nostra "volontà di sapere" (Foucault).
L'omosessualità non cessa di essere un enigma alla fine del film di Canecapovolto, anzi il collettivo catanese gioca con lo spettatore in modi che riproducono diversamente l'enigma di partenza. Giocando con il nostro sguardo, però, denaturalizzano le nostre categorie sessuali e implicitamente mostrano come la normalizzazione o la regolamentazione dei nostri modi di essere e di desiderare sono destinate al tragico fallimento. Al tempo stesso, mi piace come si eviti la vittimizzazione e persino l'omofobia venga rivelata nella sua veste soprattutto banale e quotidiana. In fondo, è questa la veste in cui la incontriamo più spesso.

2 commenti:

  1. Ho trovato il documentario ben prodotto e fruibile. Tra le varie domande, una in particolar modo mi ha colpito. O meglio, sono state le risposte ad avermi dato da pensare: avendo io origini merdionali (Calabria), ho trovato decisamente interessanti le risposte alla domanda citata nel presente post, ovvero "è più grave avere una figlia lesbica o un figlio gay". Ho trovato significativo che la maggior parte degli intervistati trovi "più grave" avere un figlio maschio gay. Personalmente ho letto questa risposta sotto un duplice (e purtroppo inconscio) aspetto (e chiedo a tutti voi un'opinione): in un contesto generale in cui l'avere un figlio (uomo) omosessuale sia considerato "sbagliato" e motivo di imbarazzo, può la figura femminile essere oppressa a tal punto dal soprassedere sulla "vergogna" di avere una figlia (donna) lesbica? Mi spiego meglio: mi pare di ricordare che uno degli intervistati, nel formulare la sua risposta abbia espresso un concetto che si riferiva alle maggiori possibilità per la donna di "nascondere" una eventuale omosessualità. E' possibile che codesto signore, oltre ad avere pregiudizi sull'omosessualità, li abbia anche sulle donne?

    RispondiElimina
  2. Ho trovato il documentario una testimonianza interessante circa quello che viene pregiudizialmente riconosciuto come lo "zoccolo duro del progresso culturale": il meridione italiano, siciliano nella fattispecie. Nonostante le risposte più omofobe sembrino provenire dagli anziani, tra le righe si possono cogliere sfumature discriminatorie anche in chi omofobo non lo sembra. Parlano di omosessualità come vizio, come fattore genetico (quindi potenzialmente trasmissibile?), di diversità (da chi?), del fatto che l'essere lesbiche sia un "problema loro" (perpetuando la polarizzazione sè/altro da sè).
    Si passa da alcune domande tipiche: omosessuali si nasce o si diventa? Gli omofobi sono omosessuali repressi? Da cosa si capisce se una donna è lesbica? Ad altre molto più ricche di implicazioni: è più grave avere un figlio gay o una figlia lesbica? Ci sono più omosessuali tra i ricchi o tra i poveri? E' una contraddizione essere di destra ed omosessuali? In che modo gli omosessuali stanno distruggendo la famiglia tradizionale? (Qui noto un importante trasferimento dell'idea di genitorialità nell'idea di famiglia, come se l'unico tipo di genitorialità legittima fosse all'interno dell'istituzione famigliare). Fino a veri e propri smascheramenti: fa più impressione vedere due donne o due uomini fare sesso?
    Ciò che mi ha colpita di più è il montaggio: insieme, l'indugiare su interviste a persone informate o intuitivamente non eterosessuali, e l'associazione più o meno diretta di vecchi filmati in senso critico o goliardico con le dichiarazioni più controverse e contestabili strizzano l'occhio tra il divertito e il preoccupato ad un pubblico orientato in modo molto simile ai ragazz* di canecapovolto. Un montaggio caustico e a tratti satirico, pur sempre con un retrogusto amaro. Infine, ci lasciano con un enigma, che io ho interpretato come un test di Rorschach omofilo: in crescendo, si vede girare nelle mani degli intervistati un'immagine che non vediamo, pur vedendo le reazioni che essa provoca. Cosa fosse, non ci è dato sapere.

    RispondiElimina